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| Quidditch And Offers
"HARRY!" , la voce acuta di Ron lo fece alzare di scatto. “Che diamine…”. “Non ti svegliavi. E’ tardi. O poveri noi arriveremo in ritardo. Ti tocca saltare colazione e ti devi cambiare adesso”. Gli gettò la divisa da Quidditch addosso e scese in Sala Comune. Si vestì in fretta senza neanche tentare di sistemarsi i capelli. Corse fuori dalla porta e dalle scale che conducevano nella Sala Comune a per di fiato e si lanciò fuori appena il ritratto si fu aperto quanto bastava. Corse a rotta di collo fin quando non fu arrivato agli spogliatoi di Grifondoro. Respirare così di fretta tutta quell’aria fredda lo stavano facendo sentire male. “Finalmente”, disse Ginny. “Io..s…scusate”, disse cercando di riprendere fiato. “Ora che il capitano è arrivato, direi che possiamo andare”, disse Seamus. Uscirono in fila uno dietro l’altro tenendo in mano le scope. “Benvenuti alla prima partita della nuova stagione di Quidditch”, urlò la voce di Neville dal megafono, seduto accanto alla McGrannit. “Oggi si affronteranno Serpeverde contro Grifondoro”. Mentre stavano per alzarsi in volo, Harry fermò Ginny. “Che succede?”. “So di non essere nella posizione adatta per chiedere favori, ma, Ginny, potresti prendere sei gol dai Serpeverde?”. “Harry sei impazzito?”. “No no, prenderò il boccino non appena saremo sessanta a zero. Non perderemo”. “Ma…”. “E vinceremo anche la coppa alla fine della stagione. Promesso”. “Solo sei”. “Ti devo un favore”. “Mi devi molto di più”, disse e si alzò in volo raggiungendo il resto della squadra già sospesa a mezz’aria. “I capitani in campo”, urlò Madama Bones. “Al mio via. Uno… due… tre. Cominciate!”. La Pluffa fu lanciata in volo e i cacciatori di Grifondoro la presero subito, cominciando a passarsela fra loro. I Serpeverde non erano in gran forma e se non avesse chiesto a Ginny quel favore, era certo che avrebbero vino almeno trecento a zero. Quando la pluffa sfuggì dalle mani a Seamus, uno dei cacciatori di Serpeverde la prese al volo e si avviò a tutta forza verso i tre anelli difesi da Ginny. Non era sicuro che la ragazza avrebbe davvero acconsentito a una cosa come farsi segnare sei gol, ma quando la vide lanciarsi dalla parte opposta, le fu davvero grato. “GINNY!” le urlò Ron. “Il sole mi ha accecato”, si scusò. Harry aspetto pazientemente e quando la voce di Neville annunciò il punteggio per sessanta a zero, Harry ci mise un secondo ad individuare il boccino e afferrarlo. I compagni di squadra trassero un sospiro di sollievo mentre si avviavano verso il terreno del campo di gioco per festeggiare. “Ho avuto paura di perdere”, disse Dean. “Nessun Serpeverde vincerà contro di noi fin quando Harry sarà in squadra”, disse Ron battendogli la mano sulla spalla. Si avviarono verso gli spogliatoi. Ginny afferrò Harry per un braccio fermandolo. “Cosa avevi per la testa, si può sapere?”. “Era una cosa importante”, si limitò a dirle. “Ho una domanda. Non c’entra niente il fatto che al secondo anno voi abbiate vinto cento cinquanta a sessanta nella prima partita contro Serpeverde?”. “Cosa? No che dici”. Ginny alzò un sopracciglio scettica. “Neanche con il fatto che quella era la prima partita di Malfoy come cercatore?”. “No, nemmeno”. “Certo e allora dimmi perché non ti ha tolto gli occhi di dosso per tutta la partita”. Non lo fece rispondere. Si voltò e raggiunse il resto della squadra. Harry si chiese perché lei e Hermione dovessero essere sempre intelligenti e brillanti. Ci mancava solo che a tre giorni dalle vacanze natalizie e dal progetto che il ragazzo aveva da qualche settimana, Ginny scoprisse di essere stata mollata per Malfoy.
Quando la festa nella Sala Comune per la vittoria fu terminata, Harry salì nei dormitori. Hermione lo raggiunse poco dopo. “Dobbiamo parlare Harry”, gli disse, sedendosi sul letto accanto a lui. “Dalla tua faccia, immagino qualcosa di serio”. “Infatti. Ron vuole chiederti di venire con noi alla Tana per Natale e…”. “Non verrò”. “Harry aspetta, la Signora Weasley non sa nulla di te e Ginny e Ron non vuole dirglielo”. “Non è questo. Io…”. “Tu?”. “Ho altri progetti”. “Come altri progetti?”. “Io…”. “Vuoi chiedere a Malfoy di restare con te qui a scuola per passare il Natale assieme?”, chiese sconvolta. “Una cosa del genere”. “Harry. Questa cosa sta degenerando. La stai prendendo come… come se fossi innamorato di lui”, sbottò la ragazza fissandolo intensamente. “Si beh mi pare esagerato da parte tua”. “Ma ti sei visto come lo guardi?”. “Non cammino con uno specchio attaccato davanti”. Hermione sospirò. “Posso capire che ti piaccia, ma passare le vacanze assieme, fissarlo durante le lezioni, far prendere sessanta gol alla tua squadra per lui…”. “Come…”. “Non interrompermi. Il punto è che non sono cose da te” “Le persone cambiano”. “Come è cambiato lui?”. “Si esattamente”. “Certo che se lui è cambiato in bene la metà di quanto tu ti sei ammattito, allora è davvero diventato un santo. Sai che bella coppia? San Malfoy e Pazzo Potter”. “Suona bene”, disse sorridendo. “Oh Harry sii serio”. “Non mi prendi sul serio lo stesso”. “Perché non ha senso tutto questo”. “Lo ha per me. Lo ha adesso. Quindi, se vuoi che io sia felice almeno un po’, lasciami fare per favore”. “Ricorda che Ron non sa niente. E più aspetterai a dirglielo, più si sentirà ferito alla fine”. Si alzò e si avviò alla porta aprendola. “Ricordalo”. “Lo so”, le rispose, prima di vederla uscire.
Dopo qualche minuto, sentì picchiettare alla finestra. Lo stesso gufo della sera precedente. Un sorriso gli nacque subito in volto, ancor prima di far entrare l’uccello e leggere la pergamena che portava legata ad una zampa.
Bella partita Potty. Si deve festeggiare la vittoria del nemico, non credi? Ti aspetto davanti alla stanza delle necessità alle otto.
Harry scarabocchiò un si su un pezzo di pergamena e sorrise mentre il gufo spiccava il volo diretto alla camera di Draco. Si preparò in tempo per il suo appuntamento e arrivò con qualche minuto d’anticipo davanti ai Troll impegnati nel balletto in tutù. Guardò distrattamente fuori dalla finestra mentre aspettava che Malfoy arrivasse. Si perse così tanto nei meandri della sua testa, che non si rese conto Draco fosse arrivato, se non quando si sentì chiamare. “Ehi, Harry? Harry?”. “Oh ciao”. “Sembravi pietrificato”. “Stavo pensando”. Draco notò l’espressione triste sul suo volto e si limitò ad annuire. “Non importa. Vieni”. Passò tre volte davanti al muro e la porta comparve. Guidò Harry nella stanza e si andò a sedere sul letto che vi era al centro. Il Grifondoro si guardò attorno e sorrise. “Non vale. E’ tutto verde”. “Già”. “Come la tua casa…”, disse storcendo il naso. Come i tuoi occhi, stupido cretino, pensò il biondino. Harry gli si andò a sedere vicino. “Sei venuto a guardare la partita”. “Per Serpeverde ovviamente”. “Senza di te fanno pena”. “Vero, vero…”. “Ginny ha detto che mi fissavi”. “Vi parlate di nuovo?”. “Ti da fastidio?”. Draco sorrise. “Fastidio? Sei qui con me adesso, non con lei, non c’è bisogno di sentirmi infastidito”, disse con un’alzata di spalle. “Hai visto il risultato?”. “Si. Mi stupisco che la Weasley non abbia parato quei gol”. “Lo ha fatto perché gliel’ho chiesto”. “Chiesto?”. “Si”, Harry annuì e si voltò verso Draco per poterlo guardare negli occhi. “Mi hai detto di non dedicarti la vittoria, non platealmente almeno, e così…”. “Non ti seguo”. “Che memoria”, disse alzando gli occhi al cielo. “La prima volta che abbiamo giocato contro noi due, la partita finì centocinquanta a sessanta per noi. Così ho pensato che magari te ne saresti accorto e avresti capito che era il mio modo non plateale di dedicarti la vittoria”, spiegò. “Questo è totalmente sdolcinato”, disse sogghignando. “Lo so. Secondo Hermione sono ammattito”. Draco si mise in piedi soltanto per potersi poi mettere a cavalcioni su Harry per farlo stendere. “Dovresti darle retta”, disse mentre cominciava a baciarlo. Harry strisciò sulle lenzuola per tirare anche le gambe sul materasso e Malfoy gli restò aggrappato addosso. Draco gli mordicchiò il labbro inferiore e Harry gli strinse le braccia attorno ai fianchi. “E’ così strano, non trovi?”. “Cosa Harry?”. “La facilità con cui ci tolleriamo”. “Solo perché baci bene”. Harry sorrise. “Vuoi dire che è tutto qui? Insomma soltanto i miei baci ti piacciono?”. Draco si staccò dalla sua bocca e lo guardò negli occhi. “Devo farti un trattato sulle qualità che apprezzo di te? Tutte fisiche ovviamente, perché la tua testa è vuota. Vediamo, mi piacciono i tuoi capelli che sembrano un rovo di spine, perché posso infilarci le mani dentro e stringerli”, disse, mentre cominciava anche a farlo. Harry chiuse gli occhi e sorrise. “Si questo va bene. Che altro?”. “Bè, il tuo modo di volare”. “Questa non è una qualità fisica”. “Il modo in cui ti attacchi al manico, credimi, lo è”. “E sia. Che altro?”. “Hai bisogno di rassicurazioni?”, gli chiese incuriosito da quel suo comportamento. Quel fare così disarmato. “Forse”. I tuoi occhi verdi quando mi guardi di sottecchi a lezione di incantesimi e poi fai esplodere qualcosa perché ti distrai. Il modo timido in cui sorridi quando ti bacio e il modo così naturale con cui mi chiami per nome. Il modo in cui ti sei concesso tante libertà su di me senza chiederne il permesso. Il modo in cui mi fai sentire una persona decente. Tutte cose che non ti dirò. Non adesso almeno. “Credo che dovremmo impegnare il nostro tempo in altro modo”, disse, scendendo a baciarli il collo. “E’ che… Draco, senti…”. "Parlare, parlare...tu vuoi sempre parlare Harry", disse, sorridendo, senza smettere di baciargli il collo. "Bè...", Harry cercò di acquistare la lucidità giusta che gli serviva per dire quello che stava per dire. Malfoy sospirò e puntò i palmi nel materasso tirandosi un pò su per poter guardare il Grifondoro negli occhi. "Avanti... che diamine ti prende?". "Non voglio". Harry si puntellò sui gomiti per guardare bene in faccia Draco che lo fissava confuso. "Non vuoi?". C'erano diversi modi per fraintendere quello che aveva detto, ed era certo che il Serpeverde avesse colto quelli più sbagliati. "Si ma...". Draco si alzò da Harry e si mise a sedere. Il volto rigido e impassibile. "Prima che arrivi alle conclusioni sbagliate e mi schianti, mi lasci spiegare?". Il ragazzo prese il silenzio di Malfoy come un invito a proseguire e andò avanti. "E'... complicato da spiegare e sicuramente alla fine ti sembrerò una ragazzina, ma...". "Arriva al punto Potter". Harry registò il ritorno all'uso del cognome, e fu certo che se non si fosse fatto coraggio e avesse detto le cose apertamente come stavano, Draco si sarebbe alzato e se ne sarebbe andato. "Negli ultimi anni sono stato impegnato a fare altro, per cui diciamo che le mie esperienze...", arrossì velocemente e Malfoy dovette mordersi le labbra per non sorridergli. "in quello..." disse sventolando una mano in aria. "Si riducono a zero". "Impegnato a fare altro?". "Sai com'è. Ho dovuto uccidere un certo mago piuttosto potente e negli anni precedenti non ho avuto un gran numero di ragazze per poter fare pratica. Non ho avuto ragazze prima di Ginny se si fa eccezione a Cho che però non conta, e quando mi sono messo con Ginny, dannazione", ulrò esasperato. "...non ho avuto tempo", concluse senza riprendere a guardare in faccia Draco. Restarono alcuni minuti in silenzio e poi Malfoy si schiarì la voce con un colpetto di tosse. "Tutto questo per dirmi che sei vergine?". Rise, ma non di quel riso che sa di presa in giro, ma come ti fa ridere un gatto che ti salta sulle ginocchie. "Non penso ci siano questi grossi problemi, Harry, Insomma, ok non pensavo che San Potter fosse così tanto San Potter, ma penso di poter fare qualcosa per rimediare a proposito". Si protese verso Harry e lo baciò, ma il Grifondoro fece scivolare le sue mani sul torace di Draco e lo scostò un pò. "Che c'è adesso?". "Il "non voglio" non era riferito alla cosa che ti ho detto. Cioè anche a quello insomma, non volevo farlo con te senza che tu sapessi che se sono imbranato è perchè...quello che voglio dire è che non voglio farlo qui", disse infine con un sorriso. "In effetti la Stanza delle Necesittà è un pò squallida". "Non è per quello. Mi andrebbe bene anche sotto al Platano Picchiatore...". "E allora...". "E' perchè entrando ho guardato dalla finestra". "E questo ti ha rovinato l'umore perchè...". Harry abbassò lo sguardo fissando il lenzuolo verde semaforo sotto di lui. "Perchè... si vede il corridoio... quello dove è morto... dove tua zia ha ucciso Fred", disse infine. "E insomma... non voglio che fare l'amore con te sia legato nella mia mente alla visione del corpo di Fred che...". Smise di parlare cercando di respingere quei ricordi il più possibile lontano. Non sopportò a lungo quel silenzio. Aveva paura che Draco si arrabbiasse con lui e non era certo che uscirsene di come sua Zia aveva ucciso Fred davanti a lui fosse il modo migliore per non farlo sentire ancora di più in colpa sul suo passato. Quindi si affrettò ad aggiungere la cosa a cui aveva pensato parecchio negli ultimi tempi. "Il che ci porta alla parte bella". Sorrise e aspettò che Draco riprendesse a guararlo in faccia. "La parte bella?". "Voglio che tu venga a passare il Natale a casa mia", disse tutto d'un fiato. "Che cosa?", sbottò il biondo. "Voglio...". "Ho capito cosa hai detto". "E allora...". "Ti pare normale portarmi a casa tua come... come...". "Mio autoregalo per le feste?", disse cercando di sdrammattizare la situazione. Draco lo fissò ad occhi aperti. "Nessuno la vede quella casa. Di che diamine ti preoccupi? Di essere visto da qualcuno? Al diavolo... arriviamo ad Hogsmead, ci smaterializziamo e arriviamo sull'ultimo gradino di casa e poi entriamo. Nessuno ti vedrebbe... te lo garantisco. L'anno scorso, mentre io, Ron e Hermione eravamo in missione, lo abbiamo fatto tante volte. Posso assicurarti la massima discrezione". Aspettò la reazione del Serpeverde che continuava a fissarlo. Poi Draco alzò un sopraccigio scettico e sorrise. "Di un pò Potter, da quanto pensi a questa idea?". "Un pò. Accetti?". "Non ho altri programmi. Quindi immagino che se non esce fuori una festa a casa di Blaise o che ne so... potrei anche decidere di venire". "Non ti arrendi mai, vero?". "Sono un Malfoy io. Ho un certo orgoglio stampato dentro". "Ah il tuo personalissimo marchio di fabbrica?", chiese Harry sorridendo. Draco stese un braccio verso di lui per attirarselo vicino e muovendosi, gli si sollevvò di qualche centimetro la manica della camicia e Harry notò un la parte finale di un disegno grigio scuro, impressogli nella pelle.
Edited by _Sparkles_ - 16/1/2009, 15:46 |