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Between Sunset And Moonset, Last Update 7/12/08
view post Posted on 16/10/2008, 13:30Quote
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Prefazione

“Soltanto colui che avesse voluto rinunciare per davvero alla propria immortalità per l’amore puro nato per qualcuno e non soltanto per proprio profitto, avrebbe riottenuto la sua anima e la sua debolezza, finchè non fosse arrivato di nuovo il momento di diventare il più forte e riprendere la propria natura “.
Quelle parole si ripercuotevano tra i miei pensieri. Non c’era nessuna minaccia in arrivo eppure le mie mani, così come erano state accoglienti per lei solo pochi attimi prima, erano tornate gelide e con la forza di spezzare una vita in un soffio.


Capitolo 1

- Lui -

"L'hai lasciata soltanto da poche ore. Possibile ti manchi di già?".
"Quante altre volte dobbiamo parlarne Emmett?".
"Ok, come vuoi".
Sorrisi e ripresi a guardare la strada che sfrecciava veloce oltre il finestrino.
Non riuscivano ancora a capire quanto potesse essere importante per me, vederla e sapere che stava bene, adesso più che mai.
"Edward?".
"Dimmi".
"Ci stai pensando ancora?".
Non gli risposi.
Chiusi gli occhi e il suo viso mi apparve davanti ancora una volta.
Gli occhi nocciola che amavo tanto, erano diventati di nuovo vuoti e freddi. Morti come quelli che avevo visto tanto tempo prima tra la visioni di Alice.
Mi aveva perdonato lo sapevo, ma io non potevo perdonare me stesso.
"Non potevi pretendere non stesse male, anche se glielo avevi detto. Ricorda Alice, ti aveva avvertito e non puoi lamentarti perchè è rimasta a piangere per te chiamandoti, sotto la pioggia nel bosco".
Aprii gli occhi e mi voltai di scatto verso di lui.
"Cosa?".
"Alice?".
"Si...lei mi ha detto...detto cosa ti hanno fatto vedere. Charlie e Jacob", fece una pausa. "Ascolta, mi dispiace che lei sia stata tanto male, ma adesso è tutto finito giusto? Non la lascerai mai più".
"Cerchi di consolarmi?".
"Un tentativo pessimo da quanto vedo".
"Appunto".
Il resto del viaggio verso casa lo trascorremmo entrambi in silenzio e la canzone che continuava a cantarsi in testa Emmett, era un chiaro segno di quanto dovessi essere intrattabile.
Parcheggiò la sua Gip direttamente nel garage e anche dopo che lui fu sceso, io me ne restai seduto lì da solo, cercando di chiudere i pensieri preoccupati di Esme e Alice, fuori dalla mia testa.
Continuai a tenere gli occhi chiusi e a fissare il suo sguardo così dispiaciuto come se volesse chiedermi scusa per qualcosa che aveva fatto.
Si sentiva responsabile della mia partenza. Stava male ancora una volta per me.
Anche ora che stavamo di nuovo assieme, la sua espressione addolorata, era la stessa che aveva riempito i miei pensieri tutti i mesi trascorsi lontano da lei.
Aprii la portiera dell’auto e tornai in casa, ignorando di proposito i vampiri che, seduti in soggiorno, mi fissavano attenti.
Non rivolsi loro neanche uno sguardo e salii di corsa su per le scale.
Era tardi per andare da Bella, il sole stava per sorgere e Alice aveva previsto bel tempo.
Sapevo che mi stava aspettando nel suo letto, ma quella notte, l’avevo lasciata di nuovo sola.
Mi stesi sulla pelle fredda e nera del divano e cercai ancora una volta, di chiudere la mia mente dai pensieri che non mi appartenevano e restai a fissare il suo viso che popolava il buio che mi si parava davanti, desiderando mai come prima di allora, di poter dormire e sognare di una Bella che non mi regalava altro che i suoi sorrisi.

- Lei -

Appena finita la cena, lavai i piatti e poi andai a dormire.
Charlie non era ancora certo che stessi bene. Non voleva che io passassi il mio tempo con Edward e cercava mille scuse per starci sempre in torno quando eravamo tutti e tre in casa, ma la notte era soltanto nostra. Mio padre non aveva controllo sul vampiro che ogni sera, mi salutava alla porta per andare ad aspettarmi nel mio letto.
Il pensiero di trovarlo, mi fece salire le scale con un grande sorriso in volto, ma quando la aprii e vidi il letto vuoto, l’ansia mi assalì ancora una volta.
Potevo dire di aver guarito la ferita che mi aveva lasciato andandosene, ma per quanto fossero impercettibili le cicatrici che erano rimaste sul mio cuore, ogni volta che non lo trovavo dove mi aspettavo fosse, tornavano a fare male. Come quando ti rompi una gamba e quando guarisci tutto passa, anche il dolore e riprendi la vita di tutti i giorni e puoi guardarla e vederla senza segni, come se non fosse mai stata scalfita, ma poi, appena cambia il tempo, torna a farti male come la prima volta.
Se solo avesse potuto sentire il dolore che avevo provato alla sua assenza e non soltanto vederlo negli occhi degli altri, avrebbe smesso di credere che io fossi debole come credeva.
Sapevo che era andato soltanto a caccia e che ne aveva davvero bisogno, eppure non volevo addormentarmi, decisa ad aspettare di vederlo oltrepassare la mia finestra e potermi stringermi contro il suo corpo.
Presi dei libri e iniziai a leggerli e quando gli occhi tentavano di chiudersi, passavo alla musica. A quello stesso Cd che avevo ascoltato così tanto tempo prima e ripensare a quanto mi aveva fatto effetto vedere che lui lo aveva, mi fece sorridere. Sorridere di me e di come continuavo a pensare a lui come se fosse ancora il primo giorno.
Anche passando l’eternità con lui, ero certa che non mi sarei mai abituata al vuoto che mi lasciava non standomi accanto e a come ogni volta in cui mi sfiorava distrattamente la mano, mi faceva venire i brividi.
Quando alla fine non riuscii più a controllare le palpebre fattesi sempre più pesanti, ritrovai il suo volto sorridente nei sogni.
Eravamo nella nostra radura e il sole ci faceva brillare entrambi.

Capitolo 2

- Lui -

Aprii gli occhi quando sentii il caldo di un raggio di sole sul viso.
Mi sentivo intorpidito e non riuscivo a muovermi bene e quando tentai di alzarmi in piedi di scatto, mi girò la testa e caddi a terra.
Vidi la mia camicia stropicciata e quando toccai la pelle nera del divano, la sentii calda.
Bella non era stata con me quella notte, ero tornato troppo tardi dalla caccia per andare da lei prima che il sole estivo sorgesse.
Mi rimisi in piedi più lentamente e mi avvicinai alla porta.
Era vuota casa?
Non riuscivo a sentire nulla, né un rumore, né un pensiero.
Aprii la porta ed uscii sul corridoio andando a sbattere in Jasper e caddi all’indietro. Ero ancora una volta in terra.
Perché ero così debole?
Guardai in su e notai quegli occhi color caramello che mi fissavano sconvolti.
“Ja…”, iniziai, ma prima che potessi finire, era corso verso le scale, talmente veloce da non riuscire a vederlo.
Mi rialzai sulle gambe e presi la sua stessa direzione.
Non avevo percepito nessuno dei suoi pensieri. Non ero riuscito a capire cosa gli desse quell’espressione così turbata e inquieta ma quando arrivai in salotto, capii.
Erano tutti lì.
Esme,Carlisle, Emmett, Rose e Alice, fissavano me e Jasper.
Non sentivo nulla. Quell’innaturale silenzio mi fece sentire strano, vuoto; come se non fossi più io.
“Edward?”, chiese Carlisle.
Si tenevano tutti a debita distanza.
“Io…non riesco più a sentirvi”, mormorai più a me che a uno qualsiasi di loro.
“Vieni qui figliolo, siediti”, mi invitò Esme.
Quando poggiò la sua mano sulla mia spalla, un brivido mi attraversò la schiena. Era la prima volta che mi capitava di notare quanto freddi fossero i nostri corpi immortali.
Presi posto tra mamma e Rose che si tenne a distanza.
Avevamo litigato ancora?
Cercai di ricordare qualcosa del giorno finito da poche ore, ma l’ultima cosa che ricordavo, era che mi ero steso sul divano in camera.
“Edward? Senti niente?”, mi chiese Carlisle.
“No. Nessuno di voi”.
Esme continuava a passarmi una mano sulla spalla come se cercasse di calmarmi, ma il non sapere cosa stesse succedendo, mi innervosiva.
“Nessuno sente il suo odore?”, chiese Emmett, rompendo il silenzio.
“E’ per questo che sono corso di sotto. L’ultima cosa che voglio, è attaccare mio fratello”, rispose Jasper.
“Odore?”.
Odiavo non riuscire a sentire i pensieri nelle loro teste.
“Qualcuno potrebbe spiegarmi cosa succede?”.
“Jasper ti ha visto di sopra, è corso qui da noi e ha detto di aver sentito il tuo cuore battere. Poi sei arrivato tu e bè…”, Alice si interruppe.
“Non immaginavo profumassi così tanto”, disse Rosalie.
Mi voltai a guardarla. Come potevano essere così calmi? Le cose che stavano dicendo volevano dire che ero tornato umano? Che avevo di nuovo del sangue nelle mie vene che pompava verso un cuore non morto?
“Non riesco a capire”, disse papà. Scosse la testa, camminando avanti e indietro.
“Capire cosa?”.
“Perché ti è successo questo”, rispose Alice.
Non li capivo. Non li seguivo. Per la prima volta mi sentii escluso. Mi sentii come doveva essersi sempre sentita anche Bella quando stava con noi.
“Questo?”, chiesi ingenuamente. Volevo soltanto avere la conferma di quello che avevo iniziato a pensare.
Volevo che qualcuno mi dicesse chiaramente che avevo ottenuto quello che avevo tanto desiderato.
Nutrivo…speranza?
“Edward non hai notato niente di diverso in te?”, mi chiese Carlisle.
Ripensai a quando avevo aperto gli occhi e a come mi ero sentito.
“Io…credo di aver dormito?”, suonò più come una domanda che un tentativo di affermazione.
“Niente occhiaie”, mi disse Emmett avvicinandosi ma mantenendo comunque una certa distanza.“E…wow! I tuoi occhi sono verdi fratello!”.
“Cosa?”.
“Edward vai da Bella”, mi disse Rosalie. “E’ meglio per te non restare con noi. Almeno per adesso”.
Mi chiesi perché fossero tutti così calmi e l’unica risposta che riuscii a trovare, era che cercavano di allontanarmi per poter riflettere meglio sulla cosa.
“Ti accompagno io, vieni”, mi disse Carlisle.
Guardai ancora una volta quegli occhi fissarmi tra il curioso e il tormentato. Non sapevano più chi fossi. Non lo sapevo neppure io.
L’unico che mi aveva mai visto in vita, era stato colui che adesso chiamavo papà.
“Che mi sta succedendo?”, gli chiesi mentre salivamo in macchina.
“Sei tornato umano. Devono essere stati i Volturi”.
“Cosa?”.
“Io”, sospirò. “Non saprei come, ma ci sono delle leggende che conobbi quando andai da loro, leggende antiche che non ricordo quasi più. Non capisco come sia successo, davvero Edward. Pensavo fosse leggenda”.
“Guardaci, noi siamo l’esempio lampante che le leggende non sono stupidaggini”.
La strada correva veloce davanti a noi e iniziai ad avere freddo.
Quanto avevo desiderato, da che conoscevo Bella, poter tornare umano?
Eppure non poteva essere successo adesso. No. Era sbagliato. Chi l’avrebbe protetta?
La mia mente era piena di domande senza risposta e poi fui colto da un improvviso sollievo.
Se ero tornato umano, se fossi stato in grado di tornare umano, lei non avrebbe più avuto bisogno di essere protetta.
“Non voglio che tu metta troppa speranza in questo. So a cosa stai pensando, ma non durerà. Non durerà affatto. Tu non hai prestato fede alla promessa fatta ai Volturi…temo che sia un vendetta”.
“Come?”.
“Tu adesso non puoi più proteggere Bella. Non puoi più avere la tua famiglia vicino come prima e questo ti rende debole, Edward, estremamente debole, come non sei mai stato prima, neanche quando credevi di esserlo. Se loro venissero adesso qui a Forks, non lo potresti sapere e in uno scontro periresti sicuramente. Alice non ha visto nulla di tutto questo accadere per ora, potrebbe essere stata una decisione presa in fretta e così sarebbe sfuggita al suo controllo, ma se il loro intento è eliminarti perché non ti sei unito a loro e non hai trasformato Bella, sarà molto dura vincere”.
Sospirò, perso nei suoi pensieri e parcheggiò davanti casa di Bella.
La macchina della polizia non c’era.
“Adesso sta con lei, ti manderò Emmett appena ci avrò capito qualcosa”.
Deglutii e aprii la portiera.
“Edward?”.
Mi voltai e lo guardai negli occhi.
“Andrà tutto bene”.
Annuii e mi diressi verso il grande albero che copriva la finestra di Bella e mi arrampicai sentendo la fatica del gesto per la prima volta. Quando mi voltai verso la strada, la Volvo era già scomparsa.

- Lei -

Sapevo che mancava poco e avrei dovuto alzarmi anche se era Domenica.
Avevo sentito il rumore di una macchina allontanarsi. Charlie doveva essere andato via.
Avvertii l’aria fresca accarezzarmi le spalle e un piccolo rumore provenire da essa, ma ero ancora troppo addormentata per potermi accorgere di niente.
Mi girai tra le coperte portandomele fin sopra la testa ma poi avvertii un peso sul letto, affianco a me.
Pensai fosse Edward di ritorno dalla caccia così sorrisi con la testa ancora nascosta e continuai a fare finta di dormire.
Sentii una mano calda posarmisi sulla spalla.
No, non era lui.
Mi voltai di scatto con un certo senso di paura dentro e poi vidi i suoi occhi.
Erano…verdi?
Restai a fissarlo. Un sorriso increspava le sue labbra rosate e i lineamenti del viso erano meno dritti di quanto fossero in passato ma la sua bellezza, continuava a togliermi il fiato.
“E…Edward?”.
“Hai più paura di me quando non sono un vampiro?”, mi chiese sorridendo.
Era lui. Ma non il vero Edward. O forse era questo quello vero.
Ero confusa e non sapevo cosa volesse dire tutto quello. Pensai di stare ancora dormendo e mi diedi un pizzico sul braccio ma quando una macchia rossa seguì il dolore acuto, mi resi conto di essere sveglia.
“Non è un sogno”.
“Cosa…cosa è successo? Tu…sei vivo?”, mi ritrovai a balbettai mentre sentivo il calore provenire dal suo corpo steso accanto a me.
“Mi ci sono svegliato”.
“Svegliato?”.
“Si”.
Si mise a sedere sul letto fissando il muro davanti a noi.
“Carlisle crede siano stati i Volturi, ma non ne è sicuro. Non abbiamo idea di cosa sia successo. Dice che ci sono delle leggende al riguardo ma che non pensava potessero essere vere”.
“Ed è definitivo?”.
“No. Non ne è sicuro, neanche di questo, ma è più probabile di no”.
Mi avvicinai a lui e gli passai un braccio attorno le spalle.
Era caldo, era soffice, era debole, ma il suo profumo era lo stesso. Era il mio Edward nonostante tutto.
“E’…quello che hai sempre voluto. Però…”.
“Dimmi”.
“La tua famiglia. Come farai con loro?”.
“Non è questo quello di cui mi preoccupo adesso”.
“E cosa allora?”.
“Io non posso proteggerti così”, anche il tormento nella sua voce era quello di sempre. “Verrà Emmett a stare con noi”.
Annuii con la testa e iniziai ad accarezzargli i capelli. Volevo che si tranquillizzasse almeno un po’.
Ora di certo capiva quale fosse il mio stato d’animo ogni volta che eravamo assieme. Il senso di impotenza assoluta che mi dominava con uno qualsiasi di loro al mio fianco.
Si voltò e mi guardò negli occhi.
Pur essendo di un colore che non avrei mai immaginato di poter vedere sul suo volto, l’espressione intensa e profonda e severa e tormentata, era quella di sempre.
Prese la mia mano in una della sua che era calda, confortevole e morbida, e con l’altra mi accarezzò il viso, i capelli e poi poggiò la sua fronte contro la mia, passando le lunga dita sulle mie labbra. Era sempre stato così dolce, anche se il suo corpo era gelido, mi aveva sempre dato calore ma ora era diverso, ora era un ragazzo come gli altri e anche senza doversi più nascondere per via del suo segreto, era tornato da me, mi aveva scelto lo stesso.

-Lui-

Toccai le sue labbra calde con le dita e crebbe in me il desiderio di baciarle.
Eravamo finalmente liberi di essere normali e anche se sarebbe durato pochissimo, volevo incidere quegli istanti nella mia mente.
Volevo essere un ragazzo normale fino in fondo.
Portai di nuovo una mano fra i suoi capelli e sentii le sue dita intrecciarsi con le mie nell’altra.
Sorrise e si avvicinò a me nello stesso modo di sempre. Mi aveva sempre visto come un ragazzo normale e innocuo e per una volta, aveva ragione, non dovevo staccarla da me perché avrei potuto ucciderla.
Passò la sua mano sulla mia guancia e alzò gli occhi nei miei.
Quel color cioccolato che mi era tanto familiare, brillava quella mattina.
Ci muovemmo l’uno verso l’altro e nello stesso istante, avvicinammo le nostre labbra questa volta senza pensare ai rischi del farlo.
Niente veleno, niente denti aguzzi, niente regole per doverla tenere in vita.
Si strinse contro di me e chiusi le braccia attorno la sua schiena sentendo il suo respiro iniziare ad accelerare con il mio e poi una mano fredda e forte, mi tirò via da lei, dalla sua bocca calda e accogliente e mi buttò sulla sedia a dondolo vicino al letto.
“Scusa fratello”.
Emmett, sorridente, mi si avvicinò per controllare di non aver rotto niente dentro di me.
Lo fissai con gli occhi sbarrati.
“Mi dispiace di avervi interrotti”, si rivolse a Bella con un sorriso sincero pieno di scuse. “Carlisle voleva ti portassi a casa, a tutti e due veramente”.
“Ha trovato qualcosa?”.
“Non molto. Solo qualche piccola pista da poter seguire ma ormai è certo che i Volturi non c’entrino nulla. Alice ha avuto una visione e non sanno niente di niente al riguardo, si stanno muovendo per andare a punire un vampiro in Canada, potremmo avere visite presto per cui è il caso di essere preparati all’evenienza”.
Restammo tutti in silenzio e poi Emmett riprese a parlare.
“Ho la gip di sotto. Quando siete pronti possiamo andare”.
“Devo vestirmi ma non ci metterò molto”, disse Bella.
Mi avvicinai a lei e le diedi un bacio a fior di labbra prima di scendere al piano di sotto con mio fratello.

Capitolo 3

- Lui -

Salimmo sulla Jeep di Emmett e ci dirigemmo verso casa.
Il breve viaggio passò nel totale silenzio, un silenzio che regnava anche per me, per la prima volta dopo un tempo lungo quanto una vita mortale.
Bella continuava a guardare fuori dal finestrino e Emmett tamburellava con le dita sul volante, un ritmo che non conoscevo.
Era un tentativo di far apparire l'intera situazione normale?
Tornai a pensare a come sarebbe andata a finire se fossi rimasto umano per sempre.
Da una parte, continuavo a pensare che sarebbe stato positivo, Bella sarebbe rimasta in vita, e avremmo potuto avere una vita normale, ma dall'altra, mi rendevo conto di quanto fossi debole in caso di un qualsiasi pericolo.
Il licantropo restava sempre la scelta migliore per Bella, che io fossi vampiro o meno.
Quando la casa fu in vista, iniziai ad essere nervoso.
Emmett mi rivolse un sorriso di incoraggiamento mentre scendava dalla macchina e dava una mano a Bella che era seduta sul sedile posteriore.
Erano tutti seduti in salotto e appena entrammo, mio fratello andò a sedersi vicino a Rosalie a debita distanza da noi.
Carlisle si alzò e ci venne incontro e mi abbracciò prima di riprendere un'espressione seria e avvicinarsi a prendere un grosso e polveroso volume da un mucchio molto grande che giaceva tra il divano e il tappeto.

- Lei -

Edward era visibilmente nervoso e il fatto che la sua famiglia tenesse le distanze, per quanto giusto, non lo faceva comunque sentire meglio.
Avevamo una nuova opzione da varare.
Cosa sarebbe accaduto se non fosse più tornato quello che avevo conosciuto?
Saremo riusciti a superare anche questo?
Tra tutte le cose che erano accadute da quando ci conoscevamo, questa sembrava di gran lunga la più difficile da dover fronteggiare, gestire o superare.
Chi avrebbe mai pensato a un Edward normale?
Era un vampiro e faceva parte della sua natura, la più recente al meno, se fosse cambiato così tanto da diventare un'altra persona?
Ci avevo messo due ore, ma alla fine iniziavo a rendermi veramente conto di tutti i vari aspetti di questa nuova situazione.
Edward restò in piedi andandosi ad appoggiare contro la parete più lontana dagli altri vampiri della casa e io mi andai a sedere sul sedile del suo pianoforte.
Aspettavamo tutti in silenzio che Carlisle iniziasse a parlare e quando finalmente lo fece, sembrò fosse passato un tempo indefinibilmente lungo.
"Dunque", cominciò, sospirando. "Le notizie sono buone e cattive, da un certo punto di vista, sono tutte cattive in realtà".
Edward sbottò in un mezzo sorriso e incrociò le braccia al petto rivolgendo al padre quello stesso sguardo diffidente che mi ero vista rivolgere i primi giorni.
"La cosa è temporanea, come pensavo, ma i Voltui non c'entrano affatto. E' difficile da spiegare, è tutto in latino, testi antichi che ho tradotto in fretta. Non ti assicuro niente, figliolo".
"Dimmi tutto lo stesso".
Carlisle si avvicinò a Edward e gli porse il volume che aveva in mano.
"Leggi tu stesso".
Questo voleva dire che io non avrei saputo niente.
Era chiaro che gli altri già sapessero e che Edward avrebbe letto tra se.

- Lui -

Pensai per un momento di leggere ad alta voce, così che Bella potesse sentire e capire a sua volta, ma non ero certo che fosse la cosa giusta da fare e mi limitai a leggere fra me quelle righe scritte a penna su un foglietto poggiato tra le pagine aperte del libro.
La caligrafia ordinata e pulita di Carlisle recitava:
"Soltanto colui che avesse voluto rinunciare per davvero alla propria immortalità per l’amore puro nato per qualcuno e non soltanto per proprio profitto, avrebbe riottenuto la sua anima e la sua debolezza, finchè non fosse arrivato di nuovo il momento di diventare il più forte e riprendere la propria natura".
Rilessi più volte quelle poche righe e poi alzai lo sguardo verso papà.
"Cosa dovrebbe voler dire?", chiesi confuso.
"Non lo so. Non ne sono certo. Non so dove finisca la leggenda e dove cominci qualcosa di vero. Ovviamente la parte in cui parla dell'anima è vera ma per il resto...", scosse la testa. "Non saprei che dire, Edward. Mi dispiace".
D’un tratto ricordai una cosa. Mi venne in mente un vago ricordo del mio...sonno?
Chiusi il libro e capii. Per quanto fosse stata assurda la cosa, sapevo perché dopo tanto tempo ero riuscito a diventare umano, almeno in parte, almeno per un po’.
“Io ti ho sognato”, mi rivolsi a Bella.
Avevo voluto altre volte poterla sognare, ma quella notte era stato diverso.
Continuavo a vedere il suo viso segnato dal dolore che tante volte avevo trovato nei pensieri di Sam o Charlie o ancor più, in quelli di Jacob e avevo desiderato di poter dormire per non doverla vedere ancora stare così male e nel mio sogno, Bella sorrideva felice, mi correva in contro e non era un mostro, non lo ero neanche io, non lo ero più e ne tanto meno mi ci sentivo.
Nel libro dicevano che sarebbe successo solo ad un vampiro che avesse amato così tanto da legare la propria esistenza a un essere fragile e bisognoso di protezione. Che avesse amato talmente tanto da rinunciare alla sua vera natura anche solo per poco per poi dover soffrire anche più di prima.
E io avevo deciso, sebbene inconsciamente, di accettare quelle condizioni.

- Lei -

A quelle parole sorrisi.
Che reazione stupida da parte mia.
Lui era terrorrizzato, preoccupato e io che facevo?
Sorridevo come se mi avessero appena dato un lecca-lecca gigante.
"Un sogno, Edward?", chiese Esme.
"E questo basterebbe papà?", intervenne Alice.
"Non saprei. Insomma. Quando hai sognato la trasformazione aveva già fatto il suo effetto. Eri già umano. Deve essere stato qualcosa che ha innescato la cosa...Ricordi niente altro,Edward?".
"Ho desiderato non dover più vedere Bella stare male. Stavo...stavo...", si fermò e sapevo che non intendeva farmi vedere quanto lo avevo fatto stare male, seppur non volendo, attraverso le visioni che gli avevano inferto tutti quanti.
"Edward, dì pure tutto", mi ritrovai a dire.
"Stavo davvero male. Il senso di colpa...di dolore...il suo e il mio...erano così forti che...", si strinse la testa fra le mani.
Sembrava così...fragile?
"Hai desiderato di non provare tutto quello? Ma questo è per scopo personale", disse Jasper.
Edward alzò di scattò la testa e guardò il fratello dritto negli occhi.
"Non ho desiderato di non provare tutto quelo. Ho desiderato poter vedere un sorriso sincero sul volto di Bella, uno dei sorrisi che non mi rivolge da prima che partissi perchè sapevo che se lo avrebbe fatto ancora, avrebbe voluto dire che sarebbe stata veramente felice...di nuovo. E sapevo che era una cosa che non si sarebbe mai potuta avverare se io fossi stato sempre il mostro che sono, che ero, perchè avrebbe sempre avuto paura che sarei andato via... ancora...".
Quanto lo avevo fatto stare male?
Cosa gli stavo facendo?
Tanta paura di cosa comportasse per me stare con lui che aveva finito con il non accorgersi che chi stava male dei due stando con l'altro, era lui.
Calde lacrime mi scesero sulle guancie e incrociai quegli occhi verdi che mi fissavano impauriti.

Capitolo 4

- Lui -

"Cosa dovremmo fare adesso?", chiese ad un tratto Alice.
Papà si passò una mano tra i capelli scompigliandoli e sospirò prima di rispondere.
"Non puoi stare con noi?", suonò più come una domanda che come un'affermazione, e quando alzò il suo sguardo verso Jasper, capii il perchè.
"No. Non vorrei ritrovarmi ad aggredirlo", rispose, prima di voltarsi e salire velocemente le scale seguito da Alice.
Abbassai gli occhi al pavimento.
Dove sarei potuto andare?
Ci fu un leggere bisbiglio, non mi sforzai di capire cosa si stessero dicendo, e Rosalie ed Emmett, si alzarono e raggiunsero di sopra gli altri.
Guardai Bella che mi fissava preoccupata e trovai la stessa espressione sul volto di Esme.
"Potrei chiedere a Charlie...", cominciò Bella.
"Non accetterà mai", le risposi.
"Probabilmente hai ragione".
Il silenzio tornò tra noi ma poi Carlisle mi si avvicinò di nuovo.
"Figliolo, potresti andare in montagna, dove andiamo quando siamo a caccia. Nello Chalet. Non è lontano e saresti al sicuro da noi o dal resto...".
Terminò la frase con una nota grave di amarezza.
Non volevo render loro le cose ancora più difficili.
"Va bene. Lo farò".
"Vuoi essere accompagnato?".
"Forse è meglio se..."
"Ti porto io", mi interruppe Bella.
La fissai negli occhi.
Sorrideva, non capivo il perchè ma mi guardava serena e sorridente.

- Lei -

Mi guardò a lungo prima di decidersi ad accettare.
Alice scese di corsa con un borsone pieno dei vestiti di Edward senza che nessuno le chiedesse niente, ovviamente e in pochi minuti, eravamo diretti verso il bosco lontano da Forks.
Gran parte del viaggio passò in silenzio, entrambi persi nei propri pensieri.
Edward fissava fuori dal finestrino e ogni tanto mi dava le indicazioni per proseguire.
Quando arrivammo davanti ad un piccolo Chalet attorniato dalla vegetazione rigogliosa del bosco, si era fatta sera già da diverse ore.
"Sarà pericoloso per te guidare per il ritorno. Avrei dovuto portarti a casa e venire da solo".
"Charlie si sarebbe insospettito se non avesse visto il mio pick-up. Mi avrebbe iniziato a chiedere perchè non avevi usato la Jeep o la Volvo. E' meglio così non preoccuparti", gli risposi sicura.
Per una volta, mi sembrava, soltanto sembrava, che potessi essere io quella che si prendeva cura dell'altro.
"Sarà meglio che tu parta subito allora".
All'interno, vi erano tre divani posti uno vicino all'altro intorno ad un camino e non molto altro.
La cucina era ovviamente vuota e impolverata.
Si andò a sedere sul divano centrale e prese a fissare il pavimento di legno ai suoi piedi.
"Edward?".
Alzò gli occhi e mi fissò.
"Come stai?".
"Perchè me lo chiedi?".
"Perchè per una volta, potresti essere tu quello che non sta bene".
"E' solo che...l'ho desiderato così a lungo e adesso...".
Mi andai a sedere accanto a lui.
"Adesso?".
"Capisco che non posso essere così debole. Non posso permettermelo. Già di solito mi preoccupo anche troppo di non essere in grado di proteggerti, e adesso è tutto ancora più difficile.
Se qualcuno o qualcosa facesse irruzione adesso dalla porta, non potrei fare niente. Mi sento così...".
"Umano?".
"Stavo per dire inutile...ma si".
Sospirai e cercai le parole più adatte per quel momento ma non trovai assolutamente nulla.
Probabilmente si aspettava che dicessi qualcosa, qualsiasi cosa per fargli sapere che andava bene lo stesso, ma non ci riuscivo, non potevo proprio.
Alla fine mi voltai verso di lui.
Posai una mano sul suo viso caldo e gli accarezzai la guancia fino ad infilare le dita fra i suoi capelli morbidi.
Sentii un brivido ma non seppi se provenisse da me o da lui.
I suoi occhi divennero improvvisamente profondi e più ipnotizzanti del solito. Decisi, come sempre, ma umani, come non mai.
Fu come se i nostri volti fossero legati, obbligati a fissarsi occhi negli occhi e nemmeno quando sentii la sua mano bollente sul mio viso, distolsi lo sguardo dal suo.
Ci avvicinammo impercettibilmente l'uno all'altra fin quando non fummo così vicini che in un sol movimento, le nostre labbra si incontrarono.
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 5/1/2010, 18:08


Capitolo 5

- Lei -

Per un momento ebbe l'impulso di sempre. Stava per staccarsi da me, ma non avevo alcuna intenzione di lasciarglielo fare.
Strinsi maggiormente le dita tra i suoi capelli e mi avvicinai a lui.
Per un attimo restò completamente immobile. Doveva abituarsi al fatto che la sua mente fosse molto più lenta ora che era umano.
Mi chiedevo quanto a lungo potesse durare tutto quello.
Ero certa che il nostro momento che a me, soltanto a me, sembrava tanto perfetto, fosse destinato a vita breve.
Quando l'aria nei miei polmoni si esaurì del tutto, mi staccai, senza allontanarmi da lui.
"Fa schifo essere obbligati a respirare", disse.
Ed ecco il mio sorriso preferito.
Mi accarezzò una guancia e poi mi fissò a lungo negli occhi.
"Credi che sia sbagliato?", chiese, all'improvviso.
"Cosa?".
"Che tutti cercano un modo per capire cosa diamine sia accaduto, e tutto quello che voglio io, invece, sia restare con te quanto più a lungo possiamo?".
"Bè, ti sei ritrovato diciassettenne per la prima volta dopo un secolo. Hai i conti da fare con i tuoi ormoni".
"Sii seria Bella, per favore".
"Devi sempre prendere tutto così cautamente? Non c'è nulla al mondo che adesso potrebbe farmi del male dello stare accanto a te e nessuno conosce il tuo odore da umano, nessuno si aspetta che tu ne abbia uno, il che ci mette perfettamente al sicuro ovunque andiamo. Senza contare il fatto che siamo a miglia e miglia di distanza da Forks".
"Sempre così facile per te vero?".
"Quando ti ho vicino si".
Restammo in silenzio qualche minuto, poi Edward sospirò e si allontanò un pò da me.
"Se questa cosa...".
"L'umanità?".
"Si. Se questa cosa non finisse mai...tu...vorresti ancora diventare un vampiro?".
Sorriso.
Che sciocco era a pensare a una cosa del genere.
"Edward, cosa vuoi che me ne faccia dell'eternità se non ho te con cui dividerla?".
Il sorriso più dolce a memoria d'uomo, gli comparve in viso.
Chiuse gli occhi e trasse un profondo respiro.
Quando li riaprì, qualcosa era cambiato.
"Non durerà per sempre", mormorò. L'antico tormento di nuovo vivo nella sua voce. "Tornerò ad essere un mostro...tu ad essere in pericolo e...".
"Tutto tornerà normale".
Mi sforzai di sembrare quanto più a mio agio potessi, ma mi ci stavo abituando così in fretta ad avere un Edward umano accanto.
Avremmo potuto vivere così tanto assieme.
Saremmo andati in spiaggia, a First Beach. A prendere un caffè di pomeriggio.
Saremmo potuti andare al College, avere dei figli...avere una vita normale.
Fino a quando non avevo avuto la possibilità di intravedere come sarebbe stata una vita normale con lui, non ci avevo mai pensato fino in fondo.
Quando non hai altra scelta che cambiare cosa sei per poter stare accanto a chi ami più della tua stessa vita, non ti fermi sul serio a riflettere ai rischi, ai cambiamenti...a cosa diventerai.
Per un attimo mi immaginai a casa di Charlie per il pranzo della Domenica.
Edward sarebbe andato a pesca con Papà e io avrei fatto il pranzo per tutti quanti e una volta che fossimo stati genitori a nostra volta, avremmo potuto fare una riunione con la Mamma e magari Phil, tutti assieme per la nuova entrata della famiglia.
Immaginai un piccolo Edward...e mi si strinse il cuore.
"Bella?".
Scossi la testa cercando di allontanare tutti quei pensieri da me.
"Dimmi".
"Cosa c'è che non va?".
"Pensavo semplicemente".
"A cosa?", chiese ancora più curioso e impaziente di quanto non fosse mai stato prima.
"Alla normalità".
Sbottò in un sorriso ma si ricompose all'istante.
La meccanicità dei gesti gli era rimasta.
"Parola bandita dal nostro vocabolario".
"Sai, quando mi mettevo a fantasticare su di una cosa del genere, immaginavo che tu saresti invecchiato all'istante...come quelle vecchie mummie che sono inttatte per qualche secondo e poi, a contatto con l'aria, diventano polvere nel giro di un secondo. Sono felice di essermi sbagliata".
"Fantasticavi su di un me umano?".
"Perchè così non avrei dovuto sposarti subito", dissi onestamente.
"Giusto".
"Bè pensa a noi due per un momento. Vivi e...mutabili".
"Pensavo tu odiassi quella parte".
"Non esattamente. La odio soltanto se significa portarmi via dall'amore della mia vita. Ma sarebbe diverso se fossimo tutti e due insieme, ad andare incontro alla fine naturale dei nostri giorni. Le prime rughe a segnarci il viso...i capelli che si ingrigiscono...tutti segni di una vita, comunque vissuta assieme".
Sospirò.
"Mi piacerebbe Bella. Non sai quanto mi piacerebbe".
Per un pò restammo in silenzio.
Sembrava perso nei suoi pensieri.
Oltre le finestre, la luce della luna serale ormai faceva capolino.
Mi alzai in piedi, avvicinandomi ai vetri leggermente appannati e guardai la notte farsi sempre più vicina.
"Dovrei andare, forse".
"Sono preoccupato. Potresti fare...", si interruppe quando sentì il telefono suonare.
"Pronto? Ciao Alice...si si tutto bene...cosa? Si te la passo è ancora qui con me".
Allungò la mano con il cellulare verso di me.
"Pronto?".
"Bella sono Alice".
"Si dimmi".
"E' tardi e tu non sei andata a casa, ancora. Non avrei intenzione di metterti adesso a guidare nel buio, in montagna, da sola?".
"Devo tornare a casa Alice".
"Ho chiamato tuo padre e gli ho detto che saresti rimasta a dormire qui da noi per questa sera. Ho detto che Edward era partito con Emmett per fare un'escursione tra fratelli e lui ha detto che andava bene, bastava soltanto che io tenessi un occhio su di te".
Sapevo dal tono squillante della sua voce, che sicuramente stava sorridendo dall'altro capo del telefono.
"Ok Alice. Grazie mille per aver fatto tutto questo senza che io avessi bisogno di chiedertelo".
"Sono qui apposta. Se ti serve qualcosa chiedi pure o se vuoi tornare comunque a casa, posso venire a prenderti io, o qualcuno di noi, comunque".
Scossi la testa e sorrisi a Edward che rovistava tra i mobili della cucina.
"No Alice, grazie. Resterò qui con tuo fratello".
"Se non avessi già visto che lui non cederà, sarei già li a trascinarti a casa".
"Ci avrei contato".
"Allora, buona notte Bella. A domani".
"Notte Alice".
Poggiai il cellulare sul tavolo e raggiunsi Edward.
"Avete del cibo?".
"Soltanto roba in scatola. Non mangio qualcosa che non sia spazzatura, da un secolo".
"Non è spazzatura".
"Lo so. Ma ho scordato i sapori del cibo. Voglio mangiare qualcosa però, così, quando tornerò in me, ricorderò di più come è sentirsi umano".
Mi sorrise e riprese a cercare tra i mobili qualcosa che non fosse una totale spazzatura precotta.

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Edited by _Sparkles_ - 13/1/2009, 19:52
 
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